Valsinni, in Basilicata il borgo della poesia

 

Borgo di Valsinni di notte<br>

Castello di Isabella Morra, Valsinni
06.03.2015

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Valsinni, in Basilicata il borgo della poesia
Il piccolo paese in provincia di Matera è stato teatro di uno degli episodi più romantici e struggenti della storia della Basilicata
AUTORE: FLAMINIA GIURATO

Ha una grande storia da raccontare il borgo di Valsinni, in provincia di Matera, un paesino situato nella valle del fiume Sinni dove i vicoli medievali ai piedi del Castello di Morra sono collegati da particolari passaggi coperti a volta, chiamati gafii, e il parco cittadino è dedicato al suo personaggio più illustre, la poetessa Isabella Morra figlia del feudatario del Castello. Proprio intorno all’antico maniero, che risale ad una preesistente fortificazione dei primi anni dopo il 1000 e dove sono visitabili alcune stanze che conservano l’arredamento interno dell’epoca, si sviluppa la parte storica del paese in cui si trova anche la Chiesa Madre di Santa Maria Assunta, anch’essa ricostruita su una precedente struttura di epoca medievale.

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Con il suo Parco Letterario Valsinni si propone come meta di autentica scoperta per tutti coloro che vogliano trovare l’occasione giusta per vivere emozioni uniche, magari in coppia, lasciandosi trasportare dagli incanti poetici del luogo attraverso le piccole viuzze che si snodano tra i palazzi antichi e gli angoli suggestivi che attendono solo di essere esplorati. La piccola località lucana, quasi sperduta ai più, si svela pian piano con la sua struggente storia, essendo stato teatro di uno degli avvenimenti più romantici della regione. La sua protagonista, Isabella Morra, visse qui una vita infelice e turbata da assidui distacchi e privazioni affettive, con il padre che la lasciò quando aveva solamente otto anni e la madre che soffriva di nervi e che trascorreva buona parte delle giornate rinchiusa nelle sue stanze. Ecco come Isabella si isolava nel suo mondo grazie alla poesia e alle amate letture, passione che si rivelò per lei fatale, in quanto un suo educatore di nome Torquato, notando in lei l’amore per la letteratura e la poesia, le favorì una relazione epistolare con un cavaliere e poeta spagnolo, Diego Sandoval De Castro, marito della nobildonna Antonia Caracciolo, amica della stessa Isabella.

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L’innocua ma fitta corrispondenza epistolare tra i due alimentò le maledicenze locali e fu cosi che i fratelli della poetessa attuarono la tremenda vendetta: De Castro fu brutalmente assassinato e anche la stessa Isabella trovò la morte per mano dei suoi fratelli, a 25 anni e senza nessuna colpa. La sua triste storia è racchiusa nei componimenti poetici rinvenuti in seguito alla sua morte, che constano di dieci sonetti e tre canzoni. Il Parco Letterario di Isabella Morra, meta aperta tutto l’anno ma che in estate si anima con spettacoli teatrali, musiche, mostre d’arte e d’artigianato, visite guidate al castello e itinerari ispirati alla vita e ai versi della giovane Isabella Morra, è il luogo ideale per decantare le poesie di questa voce femminile del Cinquecento che ancora riecheggia tra le mura del castello di Valsinni.

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Fu Benedetto Croce che rivalutò l’importanza della storia di Isabella Morra, spaccato del suo tempo e della sua terra, e la sua poesia che, come afferma lo stesso filosofo, contiene quell’immediatezza passionale e quell’abbandono al sentimento che sono la virtù della migliore poesia femminile. Proseguendo poi la visita attraverso i vicoli del borgo è facile incontrare i cantastorie che narrano proprio le vicende della “poetessa triste”, regalando ancora più suggestioni assieme alle luci fioche e alle straordinarie vedute che si aprono agli occhi di chi intraprende un vero viaggio nel tempo in questo gioiello della Basilicata. Viaggio che continua a soddisfare anche il palato mentre si assaporano le prelibatezze locali, magari alla Beccheria del Feudo (Via Mentana 10) che rende omaggio all’eccezionale cucina lucana in una location dall’atmosfera indimenticabile.

 

 

Valsinni, in Basilicata il borgo della poesia.

I «superpoteri» dell’olio di argan – Corriere.it

Per curare le bruciature del conte ungherese László Almásy (l’attore Ralph Fiennes ) i berberi usano l’oro del deserto. L’unguento miracoloso de «Il paziente inglese» (film del 1996 diretto da Anthony Minghella) è l’olio d’argan. L’ingrediente più gettonato dalla cosmetica per le proprietà antiossidanti, idratanti, emollienti e curative, in realtà, non è molto conosciuto. Cos’è e come si usa? Il suo olio è naturale, viene estratto a freddo dai frutti dell’argania spinosa, albero della zona Sud-ovest del Marocco, tra Essaouira, Taroudant e Tiznit, ai confini del Sahara occidentale. Servono più di 100 chili di frutti per ottenere un solo litro di olio d’argan (in media cinque-sei alberi) ecco perché è così prezioso e particolarmente raro e costoso. I mille impieghi ne fanno un prodotto estremamente versatile, un toccasana per la cura della pelle e di alcune patologie del corpo. Deve la sua efficacia all’alta concentrazione di acidi grassi insaturi e di vitamine (A, F ed E) che contribuiscono al benessere dell’organismo e al rinnovamento cellulare. Il colore dell’olio e il suo uso cambiano in base alla tostatura dei noccioli. Quello cosmetico ha una colorazione più chiara, mentre, il più scuro, dal sapore più deciso, è utilizzato anche per uso alimentare e per condire i cibi della tradizione marocchina.

«Una delle qualità più apprezzate dell’argan è quella di idratare profondamente senza ungere — spiega Ciro Vestita, docente in Alimentazione e fitoterapia all’Università di Pisa — . Le popolazioni berbere lo usano da sempre come difesa dal sole. È in prima fila per il suo forte potere emolliente, capace di penetrare in profondità nell’epidermide. Infatti, il miglior rimedio per la pelle secca è aggiungere quattro cucchiai di “oro del deserto” nella vasca da bagno. L’emulsione idraterà con efficacia i tessuti e svolgerà un’attività di ringiovanimento della cute (levigata e priva di impurità)». Gettonatissimo per i capelli «con impacchi contro la secchezza e come rimedio alle troppe tinture — continua Vestita —. E, pare, che usato come pediluvio favorisca il relax: in quattro/cinque litri di acqua tiepida aggiungere cinque o sei cucchiaini di olio. Rimanere in ammollo almeno venti minuti, tempo necessario per permettere alle molecole calmati di agire».

È la soluzione anche alle smagliature post-gravidanza, è un coadiuvante per i massaggi (si assorbe rapidamente e non necessita di un massaggio troppo intensivo sulla pelle) e diventa uno scrub naturale per il corpo (mischiato al sale grosso da cucina) o per le labbra (con lo zucchero di canna) . In campo medicinale ha un alto potere cicatrizzante e disinfettante. Si applica su bruciature e scottature (ideale come doposole), ma anche per curare la psoriasi, di cui riduce il senso di prurito e la conseguente desquamazione cutanea. Per il suo odore deciso, spesso è abbinato ad altre sostanze oleose più aromatiche, come la mandorla dolce o la rosa canina.

I «superpoteri» dell’olio di argan – Corriere.it.

Quella Lucania che sa di Nord – Pagina 1 | Repubblica Viaggi

Quella Lucania che sa di Nord

di Isa Grassano

A Lagopesole e dintorni, sulle tracce dell’imperatore Federico II di Svevia, che scelse questa parte della Basilicata come sua dimora. E nel castello, un affascinante percorso multimediale

«Riuscite a vedere quel giovane che strappa il pane a morsi e non fa differenza fra i compagni di corte e quelli di strada? È Federico II. Sono io». Nel buio e nel silenzio di una piccola sala, irrompe la voce dell’imperatore di Svevia, personaggio eclettico e dai molteplici interessi (governava domini molto estesi, coltivava interessi internazionali e viaggiava continuamente). E ci si lascia incantare da questo ambiente unico fatto di luci e musiche, mentre le immagini scorrono e sembra quasi che i personaggi siano davvero reali dinnanzi ai propri occhi: «ma io dicevo, questo impero perfetto ed infinito, bisogna costruirlo da vivi, qui sulla terra», aggiunge Federico, interpretato da Remo Girone. Gli fa eco, sua moglie Biancalancia (l’attrice Lorenza Indovina): «e pensavo che era stato un destino crudele tragico quello che ci aveva fatto incontrare e che forse avrei potuto aspirare ad un marito meno importante che mi stesse vicino, che scaldasse il mio letto». Questa installazione multimediale, tra storia e leggenda, fa da cuore al castello di Lagopesole (così è anche il nome del piccolo borgo che sorge ai piedi del castello ed è una frazione di Avigliano, in provincia di Potenza), l’ultimo dei baluardi voluto dall’imperatore di Svevia, in assoluto uno dei più belli e conosciuti nel sud Italia.

È con l’ausilio delle più moderne tecnologie di proiezione che inizia il racconto emozionale del mondo di Federico,lo Stupor Mundi, fatto di amori, intrighi, storia, scienze, poesia. Si resta incantati da questo grande stratega e primo legislatore dell’epoca moderna che perseguì: «non la sete di potere, ma il desiderio della perfezione». Ecco quindi la vita di corte fatta di feste, banchetti ma anche di mercati, locande e tradimenti. Il percorso (attivo tutto l’anno, dalle 9.30 alle 12.30, dalle 16 alle 18.30) inizia nella Sala della Carta geografica e della Sfera, dove, scorrendo lungo la barra della “linea del tempo”, si possono ripercorrere le gesta dell’Imperatore. 



Nella sala della Corona, si sbircia, attraverso i filmati incastonati come pietre preziose in una monumentale corona ottogonale posta al centro, la quotidianità della vita di corte, le botteghe del borgo medievale, ma anche i problemi e le aspirazioni, la sconfinata curiosità per tutto quello che c’era intorno. La Sala dei Reperti espone documenti federiciani e invita a giocare con le quattro postazioni interattive per visualizzare su schermi-silhouette i personaggi del tempo, dalla castellana allo scudiero, dal cavaliere allo speziale. 

E mentre si va di salone in salone, non si può non ammirare anche la bellezza del maniero, costruito come fortezza militare e divenuto poi una delle residenze di caccia preferite dallo Svevo, soprattutto durante la calura estiva. A pianta rettangolare, racchiuso fra quattro torri angolari, è posto in posizione collinare e domina l’intera valle, con la sua muratura di colorazione rossastra, dovuta alla pietra calcarea contente sale di ferro. 

Una volta fuori, si va alla scoperta del territorio, ad iniziare dal paese di Avigliano, famoso per aver dato i natali al giurista e politico Emanuele Gianturco (la piazza è a lui intitolata). Girovagare a piedi, dimenticando rumori e motori, tra le case del centro storico e gli antichi palazzi decorati da portali in pietra, riserva continuamente una sorpresa: un fregio, una loggia, un davanzale ingentilito da fiori, una piazzetta inaspettata. E poi piccole chiese, come quella di Santa Maria degli Angeli, con la facciata tardo barocca, o di Santa Lucia, con affreschi del Seicento.

Ma questa è anche terra di abili artigiani che mantengono vive le tradizioni. “Le mani impegnate sanno di uomini e donne felici”, come recita un vecchio adagio. Così nel laboratorio “Il Telaio”, c’è Tonina Salvatore che lavora ad un antico telaio dei primi del ‘ 900 (l’unico ancora funzionante in tutta la Basilicata), sullo stesso dove hanno messo le mani sua madre e prima sua nonna. Un intreccio di fili e trame e con movimenti rapidi e sicuri, mani e piedi perfettamente sincronizzati, Tonina dà forma a pezzi unici (copriletti, tovaglie, strofinacci). 

Lavora con ago e fili colorati e un’infinita pazienza anche Annangela Lovallo, nel laboratorio il filo di Arianna. I suoi ricami sembrano capolavori d’arte, una sorta di “pittura ad ago”. Fantasiose favole sembrano muoversi sui tessuti. Inedite miniature sono ricamate all’interno di medaglioni, gioielli così preziosi che Annangela non vuole neanche venderli: «nessun prezzo, avrebbe il giusto valore. Sono qui per farsi ammirare da tutti».

Un’altra arte è quella di fabbricare coltelli, come dimostrano alcuni documenti, forse per una propensione degli abitanti alla lotta per l’offesa e la difesa. Sono conosciuti come “balestra”, impreziositi con decorazioni in argento e ottone e, un tempo, il promesso sposo era solito regalarne una alla fidanzata, affinché potesse usarla in caso di necessità, per difendere il suo onore (per scoprire ogni segreto da vicino, c’è la coltelleria Vito Aquila).

E se la passeggiata mette un leggero languorino, i ristoranti sono pronti a soddisfare il palato con prodezze gastronomiche. Come all’osteria Gagliardi che ripropone il baccalà in decine di varianti. Ci si chiederà: come mai il baccalà è tipico di un paese di montagna? La risposta è semplice: grazie al processo di salagione, che ne consente la conservazione per lungo tempo, è stato impiegato fin da tempi lontani in luoghi anche molto distanti da quelli d’origine, ed è finito per diventare elemento essenziale della cucina popolare. Il piatto classico? “Baccalà con peperoni cruschi”, ovvero raccolti e lasciati ad essiccare al sole e poi fritti in olio bollente. Si chiamano “cruschi” per richiamare in maniera onomatopeica il suono mentre si masticano: fanno appunto croc croc. Si racconta che fossero graditi anche all’Imperatore di Svevia, così come molti altri piatti lucani, da vero buongustaio. Secondo alcune voci, pare che Federico II era solito aprire i suoi raffinati convivi, ai quali partecipavano musicisti, astrologi, romanzieri e belle donne, con una frase ad effetto: «È evidente che il Dio degli Ebrei non ha conosciuto questa natura e questa terra, altrimenti non avrebbe dato al suo popolo la Palestina come Terra Promessa…». Anche i funghi, raccolti nei vicini boschi, rappresentavano un piatto frugale ma raffinato, tanto che Federico II per cucinarli impose una sua ricetta: .

E i vicini boschi sono scenario per piacevoli passeggiate, da vivere nei silenzi dei suoi maestosi e incontaminati paesaggi, soprattutto in questo periodo, con le mille sfumature delfoliage di autunno. Faggi, pini, abeti, castagni creano un’incantevole cornice ai laghi di Monticchio (a pochi chilometri), ai piedi del cratere del Vulture, il vulcano spento. Sono il Lago Piccolo e il Lago Grande che di giorno riflettono i bagliori della natura. Sul più piccolo si specchia l’Abbazia di S. Michele, fondata dai Benedettini nel XI secolo su preesistenti grotte scavate nel tufo e abitate dai monaci basiliani. Vi si arriva attraverso un sentiero circondato da abeti bianchi (è una curiosità, di solito questo tipo di pianta dovrebbe trovarsi in vetta, oltre i 1300 metri e invece si trova in riva al lago a 700 metri). Si racconta che tra gli alberi e i cespugli si nascondano pure strane creature e folletti, come il “Monacello” detto “Scazzamauridd”, uno spiritello burlone e dispettoso dal caratteristico berretto rosso. Da queste parti sono convinti che se si riesce ad incontrarlo e a sfilargli dalla testa questo cappello, il Monacello sarà costretto a rivelare il nascondiglio di notevoli tesori. All’interno dell’abbazia, si trova anche il Museo di Storia Naturale del Vulture dove si può ammirare la Bramea, una falena notturna unica al mondo scoperta nel 1963 da un entomologo altoatesino, Fred Hartig. Lontana parente delle farfalle asiatiche, le Bramee (il cui nome è dedicato dai cercatori orientali al dio Brahma) sono diffuse dall’Etiopia al Giappone, passando per India e Cambogia ed è curioso trovarne sul Vulture.


É questa anche la zona dove ricche fonti danno vita ad acque minerali, imbottigliate nei numerosi stabilimenti, tra i quali Gaudianello. Si dice che anche il regista Mel Gibson durante il suo soggiorno lucano per girare The Passion, abbia avuto modo di assaggiare quest’acqua, rimanendo piacevolmente colpito da quel mix di bollicine e minerali. La particolarità? Qua e là in zona, l’acqua sgorga con un’effervescenza naturale dai ruscelli, così da poter fare una sana bevuta en plein air. Per brindare, invece, meglio un buon bicchiere di Aglianico del Vulture, dal caratteristico colore rosso rubino e dal gusto corposo e vellutato, che già Orazio celebrò in diverse sue opere (tante le cantine che lo producono, come Eubea, nel vicino paese di Rionero in Vulture). Un vino che come diceva Orazio invita alla saggezza. «Quid sit futurum cras, fuge quaerere», smetti di chiederti cosa sarà domani. Ed è facile pensare solo al presente quando ci si trova in quest’angolo di Basilicata, quasi a rendersi conto che il vero “stupor mundi” è tutto quello che racchiude questa terra e la sua gente.

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Lonely Planet’s best value travel destinations for 2014 – Lonely Planet

Lonely Planet’s best value travel destinations for 2014 - Lonely Planet

Old fortified farmhouse in Puglia, Italy. Image by Michele Galli / E+ / Getty Images.

If you’ve ever rubbed shoulders with billionaires on the Amalfi Coast or spent the weekend in Venice, you’ll know that Italy can drain travel budgets. This year, look south. Italy’s heel has arguably the best beaches in the country, hilltop towns and ancient sights. But what makes PugliaBasilicata and Calabria such good value is not just the financial side of being in this part of the country. It’s the fabulous food – cucina povera(poor man’s food), simple, tasty and cheap – and the relaxed pace of life even in peak season, coupled with good-value accommodation for all budgets.

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Lonely Planet’s best value travel destinations for 2014 – Lonely Planet.

Best Trips 2014 — National Geographic Traveler

Best Trips 2014 -- National Geographic Traveler

Puglia, Italy

Photograph by Francesco Iacobelli, Getty Images

Where Old Ways Still Rule

Greeks and Goths, Romans and Normans, Byzantines and Venetians: All put their feet, and flags, in the heel of Italy’s boot. There, the region of Puglia stretches a strategic 250 miles along the Adriatic Sea (and 95 miles on the Ionian), making it a key connection between Italy and Europe’s east.

Today’s conquerors? The handful of cruise lines, maybe, that recently have added Puglia’s capital of Bari, once dismissed as a den of drug dealers and pickpockets, to glamorous itineraries alongside Venice and Corfu. Or the Italians who come from the north, packing Puglia’s beach-lined Salento peninsula each July and August.

But few visit Puglia beyond its most famous seaside towns, fewer still outside of the warm months. And—as proud as they are of their region’s ancient vineyards and medieval castles, cone-roofed trulli dwellings and white-sand beaches—many locals seem surprised by tourists’ attention. “If you go to Tuscany nowadays, you have to know where to go and what to do to have an off-the-beaten-path experience,” says Antonello Losito, a Bari native and the owner of tour companySouthern Visions Travel. “But Puglia is always off the beaten path.” By the time the sun sets on even the busiest summer day in Bari, cruise passengers have fled back to their buffets, and locals swell the town’s narrow streets and cobblestoned piazzas in their stead. Old men clutching canes chat in the distinctive local dialect. The scent of ragù floats through open doorways, blocked from the street only by hanging blankets. Families push strollers. Laundry flaps from windows.

Will Puglia change? Probably, someday. But not yet. For now, Puglia boasts the best of southern Italy: the pace, the traditions, the beauty. Unconquered. —Amanda Ruggeri

Travel Tips

When to Go: Visit in October or November, when summer tourists are long gone and the olive harvest is in full swing. Celebrate Carnival season in Putignano, which hosts one of Europe’s oldest and longest pre-Lenten festivals (dating back to 1394 and beginning each year on December 26).

How to Get Around: Fly into Bari or Brindisi. Once in Puglia, travel the region aboard the national and semiprivate trains that run along the coast and into the interior.

Where to Stay: With its ancient tower and fortified whitewashed walls, upscaleMasseria Torre Coccaro appears to be more fortress than farmhouse. Set among olive groves and almond trees, the seaside boutique hotel has 39 luxurious rooms and suites appointed with antiques. Breakfast is included, and there’s an onsite cooking school and a shuttle to the nearby beach club (and the hotel’s private yacht). Tower suites have the best Adriatic Sea views, and the Orange Grove Suite (a whitewashed hideaway built inside an ancient cave) with outdoor private terrace and pool is the most secluded.

Where to Eat or Drink: Pizzeria Enzo e Ciro is a no-frills Bari favorite for its thin-crust pies baked in a traditional wood-fired oven. Eat in (if tables aren’t available, there’s a stand-up counter at the back of the restaurant) or take out a whole classic pizza topped with buffalo mozzarella, tomato, and basil. Or choose from a lengthy list of topping options, including Nutella, bacon, and housemadestracciatella, Puglia’s own rich and tangy cheese made from strands of mozzarella soaked in heavy cream.

What to Buy: Shop for traditional Salentine crafts—cartapesta (papier-mâché) figurines, marsh-reed baskets, Leccese stone carvings, and wrought-iron candlesticks—at the city-run Mostra Permanente dell’Artigianato Salentino(Consortium of Craftsman of Lecce) in Lecce and at Terrarossa in Nardò.

Cultural Tip: When in doubt, smile and say prego. The multitasking word has multiple meanings, including “You’re welcome,” in response to grazie; “You’re welcome to” or “Please do,” as an invitation to do something; “Can I help you?” or “What would you like to order?”; and “Go ahead” or “Help yourself.”

What to Read or Watch Before You Go: While not set in Puglia, E.M. Forster’sRoom With a View and Giuseppe di Lampedusa’s Leopard are timeless introductions to Italian life and culture.

Helpful Link: Puglia Tourism

Fun Fact: Alberobello in southern Puglia is the city of fanciful trulli, which are clustered in a settlement dating back to the mid-14th century. The fairytale landscape, a UNESCO World Heritage site, includes several trulli restored asvacation rentals.

Insider Tip From Amanda Ruggeri: For the best of authentic Puglia, stay at amasseria, a working farmhouse that’s traditionally been fortified against attacks by pirates or Turks (a serious local issue until the 19th century!). Bonus: Masseriethat are B&Bs often also serve up home-cooked meals from their own produce.

Explore the hidden gems of Puglia on a National Geographic Expedition to southern Italy. >>

Best Trips 2014 — National Geographic Traveler.

Italy’s magical Puglia region | New York Post

Italy’s magical Puglia region | New York Post

If your doctor has ever told you about the healing power of wine, head to the heel.

We’re talking about Puglia, the region jutting out at the heel of Italy’s boot, nestled between the Adriatic and Ionian Seas.

Puglia is a little more rustic than other parts of Italy. Its major cities like Bari, Lecce and Trani are a lot smaller and less trafficked by tourists than, say, Milan or Venice.

But what you can sample, instead, are some quality, inexpensive wines (most are less than 20 euros), in the country’s third biggest wine-producing region, which boasts about 30 different indigenous grapes.

There are big and small wineries operated by friendly Italians that are free and open to the grape-guzzling public (although one should call before stopping by, they all advise).

In San Pancrazio Salentino is the Tenute Mater Domini winery, which opened in 2003 and offers an array of reds, whites and rosés, our favorite being the Casili — red wine that is 95 percent Negroamaro, one of the most popular local grapes.

After lunch in Lecce — try Persone, an underground restaurant, bar and B&B in a former synagogue that offers a buffet of pastas, vegetables and salumi at extremely reasonable prices — the effects of the alcohol you drank might have worn off.

We suggest getting your buzz back at Leone de Castris, one of the oldest wineries in Puglia (it dates back to 1665), which is also the first winery to use the Negroamaro to make a rosé. Called Five Roses, it’s 90 percent Negroamaro, 10 percent Black Malvasia grapes.

Unlike many others in Puglia, this winery is decked out with portraits and busts of former owners, and on the second floor of the building they’ve adorned their tasting room with old wine presses. After giving their Five Roses a sip, we recommend the Salice Salentino 2009 Riserva, an almost smoky red (also a 90/10 split of Negroamaro and Black Malvasia) with hints of blackberry, black cherries, basil and spice.

And there are other rosés worth trying. Mottura, a winery in a 19th-century country house, offers a pink rosé one of their Le Pitre brand wines, which has nice fruitiness (a little strawberry? a little cherry?) and crispness.

Of course, Puglian wine is not all Negroamaro. At the Vigne & Vini winery there are some excellent Primitivo wines (Primitivo being a genetic clone of the Zinfandel). Their Moi Primitivo Puglia has, along with its red fruit, hints of plum jam and licorice.

Some of the wineries are bigger and more grandiose than others, and one definitely gets a sense of the vastness of these (and just how big an industry wine is) walking amongst the 1,000 or so oak barrels in Bocca di Lupo’s cask room. Bocca di Lupo (“mouth of the wolf”) is one of two estates that the wine producer Tormaresca has, and the one in Puglia is in the Castel Del Monte region. Try their Aglianico, a black grape, originally from Greece, which yields a rich, peppery, nicely acidic red wine.

Hopping from winery to winery, one sees how lush the landscape is; the fields are crammed with vineyards and olive trees. One of the best ways to take this all in is to spend your days at one of the country farmhouses known as masserias.

Masseria Potenti (from 160 euros) is a 12-suite compound deep in a green, rustic area near Taranto in the middle of the region (but not so rustic that it didn’t have a swimming pool).

In Trani, Corteinfiore (from 70 euros) is both a six-room hotel and a restaurant, offering excellent pastas and seafood.

And don’t miss the Rivera winery, which is run by the president of the Puglia wine consortium, Sebastiano de Corato, whose grandfather started the winery 60 years ago. Take a sip of the Puer Apuliae, a rich, Nero di Troia red wine, or the Cappellaccio, an Aglianico, and you’ll be knocked off your heels.

Italy’s magical Puglia region | New York Post.

La Stampa – L’extravergine d’oliva contro il cancro al colon

La Stampa - L’extravergine d’oliva contro il cancro al colon

LM&SDP

L’olio extravergine d’oliva previene il cancro al colon. Questo quanto emerso da uno studio condotto dall’Università Campus Bio-Medico di Roma e dall’Università degli Studi di Teramo, in collaborazione con l’Università degli Studi di Camerino e con il Karolinska Institutet di Stoccolma. Uno studio che conferma nuovamente le virtù salutari di uno dei condimenti più famosi e tipici della dieta mediterranea da più di 60 secoli.
Che poi l’olio extravergine d’oliva fosse un alimento di valore per ridurre l’incidenza di numerose neoplasie era già stato suggerito da diverse ricerche. Tuttavia, non erano ancora chiari i meccanismi alla base di questa benefica azione.

Questa nuova ricerca ora ha fatto luce proprio su questi meccanismo. Lo studio condotto dal prof. Mauro Maccarrone, docente di Biochimica presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, e dal dr. Claudio D’Addario, ricercatore in Biologia Molecolare presso l’Università degli Studi di Teramo, ha rivelato ora, su basi scientificamente fondate, il meccanismo grazie al qualel’olio riduce il rischio di sviluppare il cancro del colon. I risultati della ricerca sono appena stati pubblicati sulla rivista internazionale Journal of Nutritional Biochemistry. Questi mostrano come l’olio extravergine di oliva sia in grado di aumentare l’espressione del gene oncosoppressore CNR1. Quest’ultimo, a sua volta, esprime un recettore molto importante per la salute del nostro organismo, perché è in grado di regolare i meccanismi all’origine delle alterazioni dei geni sensibili ai fattori ambientali, come la dieta.

Quanto ottenuto dai ricercatori certifica che adeguate quantità di olio extravergine d’oliva nell’alimentazione siano importanti per ridurre le alterazioni genetiche legate allo stile alimentare – meglio poi se al condimento si abbinano altri nutraceutici, ossia cibi con particolari proprietà benefiche.
«Il nostro studio – sottolinea il prof. Maccarrone – rafforza la fiducia nel fatto che una dieta appropriata possa aiutare a prevenire i tumori, ma anche altre patologie diffuse, come i disturbi neurologici, l’obesità e il diabete. I risultati hanno profonde implicazioni anche per l’impostazione di studi futuri. Dimostrano infatti che i cambiamenti epigenetici, ovvero quelli derivanti da fattori ambientali e, dunque, dall’alimentazione, sono potenzialmente reversibili».

Un risultato che dovrebbe indurre a riscoprire la validità a tavola gli alimenti tipici della dieta mediterranea, specialmente nei Paesi occidentali. Un’arma naturale dunque in grado di ridurre l’incidenza del cancro, in modo particolare quello del colon-retto, che si trova al secondo posto dopo quello alla mammella nella donna, e al terzo dopo quello di polmone e prostata, nell’uomo. Una neoplasia che secondo le stime in Italia colpisce circa 40mila donne e 70mila uomini ogni anno (dati AIRC).
Benvenuto dunque olio extravergine di oliva sulle tavole di tutti coloro che tengono alla loro salute.

La Stampa – L’extravergine d’oliva contro il cancro al colon.

La Stampa – Salentoshire, il turismo balneare made in Puglia

La Stampa – Salentoshire, il turismo balneare made in Puglia.

ALESSIA LAUDATI (NEXTA)

Salento : sule, mare e jentu. Recita così una celebre canzone di Après la classe, gruppo indie-rock originario di Lecce . Versi che, attraverso la musica, magnificano la bellezza del mare, la semplicità di uno stile di vita genuino ed il calore della gente locale. Negli ultimi anni la località balneare sta cambiando decisamente volto.

Leggi anche: SALENTO IN 10 MOSSE, RIGOROSAMENTE “SLOW” 

Benvenuti all’interno del brand Puglia, una vera e propria macchina dei sogni che, nella sola Gallipoli durante il mese di agosto, ha registrato un picco di presenze: 60.000 persone al giorno in più rispetto alla popolazione abitudinaria in base ai dati forniti dall’amministrazione locale. Secondo Pugliapromozione, inoltre, i turisti austriaci sono cresciuti del 30%, i francesi del 14%, gli irlandesi del 60%, i tedeschi del 7%, gli statunitensi del 15% e i canadesi del 10%.

Leggi anche: 10 BUONI MOTIVI PER SCOPRIRE IL SALENTO 
Boom di presenze straniere a fronte di un’offerta crescente di divertimento a tutte le ore a prezzi contenuti. Due trend che contribuiscono a profilare il turismo balneare della località balneare in due segmenti. Da una parte, i giovani tra i 18 e i 30 anni che, nei lidi di Gallipoli , riscoprono il piacere del divertimento di massa concentrato nelle ore notturne. Dall’altra, gli stranieri benestanti, interessati a scoprire ed a sperimentare le tradizioni culturali locali (il cosiddetto Salentoshire).

FOTO: SALENTO, TERRA DA SCOPRIRE 
Chi guardava al Chianti come meta esclusiva per vivere esperienze di connotazione “slow” adesso punta decisamente al Salento. Destinazioni predilette dei “radical chic” di mezzo mondo sono diventate così le storiche masserie e gli antichi trulli , restaurati nel rispetto dello stile tradizionale per soddisfare le aspettative di visitatori esigenti ed in cerca di valori autentici. E mentre il mare salentino sembra cambiare volto, assumendo nuove identità, la vera sfida sembra essere ormai quella di sfruttare il turismo per arricchire il territorio anziché impoverirlo.