L’olio extra-vergine d’oliva? È un farmaco naturale anti-diabete – Repubblica.it

Olio Extra Vergine, un anti diabetico naturale.

L’olio extra-vergine d’oliva? È un farmaco naturale anti-diabete

Uno studio della Sapienza di Roma dimostra che il prezioso “oro liquido” riduce la glicemia ed aumenta l’insulinemia nei pazienti sani

L’olio extra-vergine d’oliva? È un farmaco naturale anti-diabeteROMA – L’olio l’extravergine d’oliva come farmaco naturale contro il diabete. A stabilirlo è uno studio dell’Università Sapienza di Roma, pubblicato su ‘Nutrition & Diabetes’, che ha messo in evidenza gli effetti di un particolare olio extra vergine d’oliva (proveniente dalla zona collinare della provincia di Viterbo) nella prevenzione e nella cura della patologia. Dalla ricerca emerge infatti che l’Evo (una dose di 10 grammi al giorno) si comporta come un antidiabetico orale con un meccanismo simile ai farmaci di nuova generazione, cioè le incretine (ormoni naturali prodotti a livello gastrointestinale che riducono il livello della glicemia nel sangue). L’assunzione di olio extra vergine di oliva si associa, infatti, a un aumento nel sangue delle incretine.

La ricerca è stata presentata questa mattina, alla presenza del rettore Eugenio Gaudio, nella sala multimediale del rettorato di Ateneo, da Francesco Violi, coordinatore dello studio. I risultati di questo lavoro hanno dimostrato che il prezioso “oro liquido” riduce la glicemia ed aumenta l’insulinemia nei pazienti sani – sottolineano gli autori – aprendo interessanti prospettive sul suo uso nei pazienti con diabete, in cui la glicemia post-prandiale può essere molto elevata e potenzialmente dannosa per il sistema cardio-circolatorio. Negli studi finora pubblicati non era stato mai individuato il meccanismo attraverso cui l’olio interferisce con il metabolismo del glucosio”.

Nella ricerca condotta al Policlinico Umberto I-Sapienza Università di Roma è stato analizzato il profilo glucidico e lipidico di 25 soggetti sani randomizzati, sperimentando, con una metodologia ‘cross-over’, la somministrazione di una dose di 10 grammi di olio d’oliva in un pasto con tipico cibo mediterraneo. I ricercatori hanno verificato gli effetti della somministrazione del nutriente sia rispetto a un pranzo nel quale non era presente l’extravergine (I studio), sia rispetto all’uso dell’olio di semi (II studio). Prima del pasto (ore 13.00) e 2 ore dopo (ore 15.00) sono stati analizzati il profilo glucidico dei soggetti (glucosio, insulinemia, ed incretine) e il profilo lipidico (colesterolemia, triglicerididemia e HDL colesterolo).

I risultati della ricerca mostrano che 2 ore dopo il pranzo, i soggetti che assumevano l’olio d’oliva avevano valori significativamente più bassi di glicemia (in media 20 milligrammi in percentuale) e livelli più alti di insulinemia. Inoltre era evidenziato un aumento significativo delle incretine e una riduzione significativa del colesterolo serico. Anche in confronto all’olio di semi, il cibo mediterraneo aggiunto di olio di oliva migliorava la glicemia e il colesterolo post-prandiale nella stessa misura osservata nel primo studio.

“La sperimentazione è stata successivamente effettuata su un campione di diabetici e già i primi risultati sono incoraggianti – osservano gli esperti – Una terza fase di studio prevede la messa a punto di una terapia ottenuta a partire dall’olio extravergine che potrà offrire ai pazienti con diabete farmaci alternativi assolutamente naturali e senza effetti collaterali”.

“Mentre questi dati sono utili per capire il meccanismo attraverso cui l’olio di oliva previene il diabete – spiega Violi – la riduzione della glicemia e del colesterolo post-prandiale apre nuove strade sull’uso di questo condimento nella dieta per prevenire le complicanze cardiovascolari dell’arteriosclerosi. Studi recenti, infatti, hanno dimostrato che i picchi post-prandiali di glucosio e colesterolo sono potenzialmente dannosi nei pazienti a rischio di complicanze aterosclerotiche; ridurne, pertanto, l’entità potrebbe apportare benefici”.

 

L’olio extra-vergine d’oliva? È un farmaco naturale anti-diabete – Repubblica.it.

Prodotti artigianali, cibo a km zero, masserie recuperate: è la Puglia ecosostenibile – Repubblica.it

 

Prodotti artigianali, cibo a km zero, masserie recuperate: è la Puglia ecosostenibile

Alla scoperta della nuova anima della Regione, tra strutture secolari trasformate in b&b e ristoranti con menu basato sui prodotti dell’orto. Città come Bari si visitano anche in risciò e in campagne si gira a cavallo. E chi gestisce un’attività ha in testa una sola parola: qualità

 

di SARA FICOCELLI

Prodotti artigianali, cibo a km zero, masserie recuperate: è la Puglia ecosostenibile.

BARI – Terra forte e asciutta, sole e vento: sono questi ingredienti che favoriscono la produzione di uve sane e ricche di zuccheri. Ne sanno qualcosa i pugliesi, che sulla coltivazione della vite hanno basato, specialmente negli ultimi anni, la propria produzione agricola, trasformando in cultura d’eccellenza una tradizione che ha origini antichissime. Basti pensare che solo nella Terra d’Arneo, quella parte della penisola salentina compresa, lungo la costa ionica, fra San Pietro in Bevagna e Torre dell’Inserraglio, e che nell’entroterra si estende fino a Manduria, Veglie e Nardò, sono presenti cinque zone DOC: Salice Salentino, Nardò, Leverano, Copertino, Squinzano e alcuni vitigni autoctoni tra i più famosi a livello mondiale, come il Negroamaro, la Malvasia e il Primitivo. Fra cascine immerse nel sole, distese di uliveti e fichi d’India, si incontrano circa quindici cantine di eccellenza e alcune delle etichette più conosciute in Salento.

Il volto nuovo della Puglia a km zero

E’ passeggiando tra questi luoghi che si intuisce che il cambiamento è in atto, ora più che mai: la Puglia, malgrado la crisi economica, sta vivendo un momento di profonda rinascita, tutto declinato in base a parole come ecosostenibile, biologico, naturale, a impatto zero. Seguaci della moda o amanti del territorio? La risposta la si trova solo recandosi personalmente a visitare questi luoghi: lo sguardo pieno d’amore dei coltivatori verso la propria terra, la passione con la quale chi produce olio o vino  parla dei propri “figli”, tutto questo si esprime in una lingua sincera, che non conosce compromessi.

 

Ma la rivoluzione non interessa solo i coltivatori diretti. La gente comune, anche chi non ha mai letteralmente preso una vanga in mano, di fronte ai crescenti livelli di disoccupazione e alla mancanza di opportunità di lavoro, invece che chiudersi in se stessa si è guardata intorno, conscia di avere un patrimonio a disposizione. Perché non sfruttare le masserie abbandonate e le case dei centri storici delle piccole frazioni dell’entroterra per realizzare b&b e strutture d’accoglienza di qualità? Perché costruire nuovi edifici, quando si possono semplicemente recuperare quelli esistenti, con un impatto per l’ambiente e il paesaggio pressoché nullo?

 

La rete turistico-ricettiva di Terra d’Arneo è, di fatto, costituita principalmente da residenze in masserie, case coloniche e ville liberty, con un’ospitalità che si articola tra l’aperta campagna, a propensione agrituristica, i centri storici, i borghi rurali e quelli marinari. “Proprio nei centri storici  –  spiega Cosimo Durante, presidente GAL (Gruppo di Azione Locale) Terra d’Arneo – troviamo la maggior parte delle strutture di piccola ricettività, soprattutto affittacamere e b&b. In seguito agli interventi del GAL, la Terra d’Arneo ha implementato la propria dotazione di circa 750 posti letto, di cui 400 distribuiti in 30 strutture agrituristiche e il restante 350 costituiti da ricettività nei centri storici (in 29 affittacamere). Da ricordare la presenza, nel nostro comprensorio, di 5 masserie didattiche che, oltre a fornire ospitalità e servizi ristorativi, svolgono un’importante funzione educativa per grandi e piccini”. In Terra d’Arneo è infatti possibile trovare anche una fattoria sociale che fornisce servizi educativi e riabilitativi (pet therapy, ortoterapia, attività di educazione alimentare, ecc) e rappresenta una particolare forma di ricettività, e molto interessanti sono anche le prospettive di sviluppo per il turismo scolastico, proprio in riferimento a queste strutture.

 

Fra tutti, però, è il settore ristorativo il vero ponte con il passato, in quanto interamente basato sull’elaborazione di piatti semplici della tradizione contadina. Tantissimi sono gli agriturismi, in Puglia, che propongono ogni giorno piatti della tradizione locale a base di verdure di stagione e formaggi locali, con l’utilizzo di olio extravergine d’oliva e vino autoprodotto o proveniente dalle rinomate cantine locali. E non è tutto. Gli edifici sono interamente costruiti con materiali del posto (dal legno di ulivo alla pietra leccese) e arredati con oggetti di artigianato artistico realizzati in zona. Insomma, l’apoteosi del concetto di “chilometro zero”.

 

“Certamente la Puglia ha cambiato passo  –  continua Durante – facendo della identità e tipicità il proprio punto di riferimento per il rilancio di un settore che ha grandi potenzialità. La politica del Km Zero viene messa in primo piano come valore aggiunto di un territorio che esprime qualità”. Purtroppo, pur con le attenzioni del caso sempre crescenti, sono ancora poche le realtà locali che al momento possiedono la certificazione per le produzioni biologiche, e si tratta principalmente di olio extravergine d’oliva e altri prodotti quali ortaggi, verdure, confetture, conserve. L’enogastronomia tipica, il clima piacevole in ogni stagione, il paesaggio rurale, la bellezza dei centri storici, gli eventi piccoli e grandi che non conoscono stagionalità contribuiscono però a far passare in secondo piano questo piccolo problema.

 

Anche perché, laddove manca il riconoscimento da parte dello Stato o degli enti certificatori, arriva quello dei consumatori: la Cantina Moros di Claudio Quarta, ad esempio, è sostenuta da un’idea concettuale unica nel suo genere, che ogni anno attrae migliaia di visite: un vigneto, situato in prossimità della cantina in agro di Guagnano; una cantina, minuscola ma modernamente attrezzata, ricavata da una cantina cooperativa degli anni ’60, con bottaia ipogea; un vino, il Salice Salentino Riserva, che rappresenta al meglio cultura e tradizioni locali, prodotto dalla maggiore cantina Tenute Emera situata a Lizzano (TA). La cantina Moros è nata esclusivamente per la produzione di questo vino e rappresenta solo una delle tante “chicche” che si possono trovare in zona. C’è poi la Castello Monaci S. r. l., che ha da sempre cercato di valorizzare i vitigni autoctoni per difendere il territorio e le sue denominazioni principali e i cui prodotti sono composti da uve del territorio quali il Primitivo, il Negramaro e soprattutto la Malvasia Nera di Lecce, con vitigni di oltre 35 anni di età. Con 210 ettari di vigneto, seguiti personalmente dalla famiglia, i proprietari garantiscono una cura maniacale della materia prima, e questo rappresenta un indiscutibile valore aggiunto per il consumatore. “Senza contare  –  aggiunge il presidente Vitantonio Seracca Guerrieri  –  che disponiamo delle più moderne tecniche di vinificazione e questo incontro tra l’artigianalità della materia prima e la modernità delle tecniche di vinificazione rende speciali i nostri prodotti”.

 

Dal vino alla birra, l’universo dei punti di forza della “nuova” Puglia è sconfinato. Tanto che ogni anno, a dicembre, presso la Fiera del Levante di Bari si organizza la “Luppolata”, manifestazione interamente dedicata alle birre artigianali qui prodotte, di altissima qualità, che si assaporano dal vivo fermandosi, ad esempio, nel Birrificio BAS, in provincia di Taranto, gestito con professionalità e amore per il luppolo dal mastro birraio Alessio Stefanelli, o al Beershop Barbarossa, che produce bevande gradevoli al gusto e alla vista, grazie alle preziose decorazioni delle bottiglie, ispirate alla tradizione religiosa, come la San Nicola (patrono di Bari).

 

La qualità e l’attenzione per l’ecosostenibilità si incontrano sempre più frequentemente muovendosi fra Taranto (imperdibile il meraviglioso Museo Nazionale Archeologico, appena rinnovato), Martina Franca e Cisternino, dove spiccano ristoranti tipici affacciati sul mare, perfetti per gustare, con pochi euro, ottimi piatti di tubetti e cozze e vassoi del pregiato capocollo locale, e si toccano con mano passeggiando a cavallo tra gli ulivi secolari.

 

Tra una gita in campagna e una visita della città di Ostuni con pranzo in uno dei suoi splendidi ristoranti di design, tutti con menu a chilometro zero, la Puglia rivela insomma il suo volto nascosto, quello che va oltre i fumi dell’Ilva e gli scandali politici, plasmato dai veri protagonisti di questa rivoluzione: i pugliesi. Che mai come oggi hanno voglia di riscattarsi, e mai come oggi hanno le carte in regola per riuscirci. A Bari è possibile visitare in risciò il centro storico, fermandosi per la degustazione in uno dei tanti ristoranti che ancora producono orecchiette fatte a mano, e dopo aver visto il capoluogo non si può non visitare uno dei frantoi di Bitonto e il birrificio I Peuceti, altre due perle di qualità e valorizzazione del territorio. Dimenticate, insomma, le brutte notizie registrate su questa regione meravigliosa, resettate tutto, e immergetevi nella sua nuova vita. Vi conquisterà.

 

 

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L’olio d’oliva solidificato che si spalma come il burro – Corriere.it

L’olio d’oliva solidificato che si spalma come il burro

Brevettato all’università della Calabria da un team composto solo da ragazze che farà nascere una startup. Obiettivo: puntare al mercato dei fast food. Il prodotto è vegetale e adatto alle diete di celiaci e vegani

di Camilla Pisani

Dall’università della Calabria arriva una tecnica innovativa per solidificare l’olio di oliva, tramite un processo che si chiama di organogelazione. In questo modo l’olio si potrà spalmare come il burro e arriverà presto sul mercato, a partire dai fast food. Gel Oil è frutto di una rivoluzionaria scoperta nel campo dell’industria alimentare messa a punto da un team di dieci ingegneri chimici dell’università della Calabria. Tutte ragazze. Il gruppo di ricerca è riuscito a creare un prodotto alimentare a base di olio extra vergine di oliva portato allo stato quasi solido. Questo risultato è frutto di un lungo lavoro svolto dai ricercatori che operano nel laboratorio di Reologia ed Ingegneria Alimentare dell’ateneo, diretto dal professor Bruno de Cindio, tra cui il dottor Domenico Gabriele e le due research fellow Francesca Lupi e Noemi Baldino.

Condimento in gel

A seconda del grado di solidificazione, il nuovo olio può assumere due consistenze decisamente differenti dalla classica forma liquida alla quale siamo abituati. Un gel, a cui è stato dato il nome di «Gel Oil», con cui è possibile condire insalate o altri cibi, e una crema, ribattezzata «Spread Bio Oil», da spalmare, per esempio, sul pane. Una scoperta che è valsa al gruppo il primo posto allo StartCup Calabria 2014 e una menzione speciale, il Premio Bacchiddu, al premio nazionale per l’Innovazione di Sassari, lo scorso dicembre.

Il processo di organogelazione

L’innovativa tecnica utilizzata dalle ragazze prende il nome di «organogelazione» e consiste nello sfruttare alcune molecole note nell’industria alimentare, come gli emulsionanti, che, sottoposte a particolari condizioni di temperatura e ambiente, si amalgamano tra loro formando dei reticoli. In questa struttura a rete, l’olio resta «intrappolato» cambiando consistenza e tramutandosi, in un primo stadio, in gel e, in un secondo stadio, in una crema. L’innovazione è stata brevettata a livello europeo per tutelarne la composizione.

Extra vergine al rosmarino

«La ricerca aveva come obiettivo trovare un sostitutivo salubre del burro e della margarina – spiega la dottoressa Lupi – la tecnica messa a punto ci soddisfa in pieno perché non comporta un’alterazione chimica della composizione dell’olio: è un processo fisico, perciò le proprietà organolettiche rimangono intatte, senza aggiunte di conservanti artificiali». La materia prima utilizzata è olio extra-vergine d’oliva proveniente dagli uliveti della piana di Sibari, che può essere aromatizzato con erbe del Mediterraneo, anch’esse tipiche della Calabria, come limone, peperoncino e rosmarino. Ma tra gli indiscutibili vantaggi della nuova consistenza assunta dall’olio c’è anche la praticità delle bustine monouso in cui viene distribuito, che permettono di condire un piatto senza il rischio di ungersi. In sostanza, da oggi, le salse ricche di grassi e conservanti hanno un’alternativa salutistica, facile da utilizzare e realizzata con materie prime di alta qualità.

Sbarco nel «ready to eat».

Un prodotto innovativo, che valorizza il territorio, pratico e versatile. Interamente vegetale e adatto alle diete di celiaci e vegani. L’insieme di queste caratteristiche rende Gel Oil decisamente appetibile sul mercato. Infatti, a breve, le dieci ragazze costituiranno una società, che sarà incubata presso il Technest dell’università della Calabria, per continuare la messa a punto del prodotto ed avviare collaborazioni finalizzate al lancio sul mercato. La destinazione finale pensata dalle ideatrici è, principalmente, il fast food, dove l’utilizzo di salse e condimenti è indispensabile. «La nostra idea soddisfa perfettamente le esigenze di un nuovo profilo di consumatore», sostiene Valeria Greco, una degli ingegneri che ha contribuito allo studio e prossima al titolo di dottore di ricerca, «la maggior parte delle persone, oggi, è costretta a pranzi veloci, ed è sempre più orientata a comprare prodotti “ready to eat” ma, allo stesso tempo, non vuole rinunciare alla qualità e al gusto di ciò che consuma». E in direzione dell’industria alimentare sta andando anche Spread Bio Oil, per cui è stato istituito uno spin-off universitario per l’arrivo sul mercato del nuovo olio in crema.

L’olio d’oliva solidificato che si spalma come il burro – Corriere.it.

Valsinni, in Basilicata il borgo della poesia

 

Borgo di Valsinni di notte<br>

Castello di Isabella Morra, Valsinni
06.03.2015

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Valsinni, in Basilicata il borgo della poesia
Il piccolo paese in provincia di Matera è stato teatro di uno degli episodi più romantici e struggenti della storia della Basilicata
AUTORE: FLAMINIA GIURATO

Ha una grande storia da raccontare il borgo di Valsinni, in provincia di Matera, un paesino situato nella valle del fiume Sinni dove i vicoli medievali ai piedi del Castello di Morra sono collegati da particolari passaggi coperti a volta, chiamati gafii, e il parco cittadino è dedicato al suo personaggio più illustre, la poetessa Isabella Morra figlia del feudatario del Castello. Proprio intorno all’antico maniero, che risale ad una preesistente fortificazione dei primi anni dopo il 1000 e dove sono visitabili alcune stanze che conservano l’arredamento interno dell’epoca, si sviluppa la parte storica del paese in cui si trova anche la Chiesa Madre di Santa Maria Assunta, anch’essa ricostruita su una precedente struttura di epoca medievale.

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Con il suo Parco Letterario Valsinni si propone come meta di autentica scoperta per tutti coloro che vogliano trovare l’occasione giusta per vivere emozioni uniche, magari in coppia, lasciandosi trasportare dagli incanti poetici del luogo attraverso le piccole viuzze che si snodano tra i palazzi antichi e gli angoli suggestivi che attendono solo di essere esplorati. La piccola località lucana, quasi sperduta ai più, si svela pian piano con la sua struggente storia, essendo stato teatro di uno degli avvenimenti più romantici della regione. La sua protagonista, Isabella Morra, visse qui una vita infelice e turbata da assidui distacchi e privazioni affettive, con il padre che la lasciò quando aveva solamente otto anni e la madre che soffriva di nervi e che trascorreva buona parte delle giornate rinchiusa nelle sue stanze. Ecco come Isabella si isolava nel suo mondo grazie alla poesia e alle amate letture, passione che si rivelò per lei fatale, in quanto un suo educatore di nome Torquato, notando in lei l’amore per la letteratura e la poesia, le favorì una relazione epistolare con un cavaliere e poeta spagnolo, Diego Sandoval De Castro, marito della nobildonna Antonia Caracciolo, amica della stessa Isabella.

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L’innocua ma fitta corrispondenza epistolare tra i due alimentò le maledicenze locali e fu cosi che i fratelli della poetessa attuarono la tremenda vendetta: De Castro fu brutalmente assassinato e anche la stessa Isabella trovò la morte per mano dei suoi fratelli, a 25 anni e senza nessuna colpa. La sua triste storia è racchiusa nei componimenti poetici rinvenuti in seguito alla sua morte, che constano di dieci sonetti e tre canzoni. Il Parco Letterario di Isabella Morra, meta aperta tutto l’anno ma che in estate si anima con spettacoli teatrali, musiche, mostre d’arte e d’artigianato, visite guidate al castello e itinerari ispirati alla vita e ai versi della giovane Isabella Morra, è il luogo ideale per decantare le poesie di questa voce femminile del Cinquecento che ancora riecheggia tra le mura del castello di Valsinni.

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Fu Benedetto Croce che rivalutò l’importanza della storia di Isabella Morra, spaccato del suo tempo e della sua terra, e la sua poesia che, come afferma lo stesso filosofo, contiene quell’immediatezza passionale e quell’abbandono al sentimento che sono la virtù della migliore poesia femminile. Proseguendo poi la visita attraverso i vicoli del borgo è facile incontrare i cantastorie che narrano proprio le vicende della “poetessa triste”, regalando ancora più suggestioni assieme alle luci fioche e alle straordinarie vedute che si aprono agli occhi di chi intraprende un vero viaggio nel tempo in questo gioiello della Basilicata. Viaggio che continua a soddisfare anche il palato mentre si assaporano le prelibatezze locali, magari alla Beccheria del Feudo (Via Mentana 10) che rende omaggio all’eccezionale cucina lucana in una location dall’atmosfera indimenticabile.

 

 

Valsinni, in Basilicata il borgo della poesia.

I «superpoteri» dell’olio di argan – Corriere.it

Per curare le bruciature del conte ungherese László Almásy (l’attore Ralph Fiennes ) i berberi usano l’oro del deserto. L’unguento miracoloso de «Il paziente inglese» (film del 1996 diretto da Anthony Minghella) è l’olio d’argan. L’ingrediente più gettonato dalla cosmetica per le proprietà antiossidanti, idratanti, emollienti e curative, in realtà, non è molto conosciuto. Cos’è e come si usa? Il suo olio è naturale, viene estratto a freddo dai frutti dell’argania spinosa, albero della zona Sud-ovest del Marocco, tra Essaouira, Taroudant e Tiznit, ai confini del Sahara occidentale. Servono più di 100 chili di frutti per ottenere un solo litro di olio d’argan (in media cinque-sei alberi) ecco perché è così prezioso e particolarmente raro e costoso. I mille impieghi ne fanno un prodotto estremamente versatile, un toccasana per la cura della pelle e di alcune patologie del corpo. Deve la sua efficacia all’alta concentrazione di acidi grassi insaturi e di vitamine (A, F ed E) che contribuiscono al benessere dell’organismo e al rinnovamento cellulare. Il colore dell’olio e il suo uso cambiano in base alla tostatura dei noccioli. Quello cosmetico ha una colorazione più chiara, mentre, il più scuro, dal sapore più deciso, è utilizzato anche per uso alimentare e per condire i cibi della tradizione marocchina.

«Una delle qualità più apprezzate dell’argan è quella di idratare profondamente senza ungere — spiega Ciro Vestita, docente in Alimentazione e fitoterapia all’Università di Pisa — . Le popolazioni berbere lo usano da sempre come difesa dal sole. È in prima fila per il suo forte potere emolliente, capace di penetrare in profondità nell’epidermide. Infatti, il miglior rimedio per la pelle secca è aggiungere quattro cucchiai di “oro del deserto” nella vasca da bagno. L’emulsione idraterà con efficacia i tessuti e svolgerà un’attività di ringiovanimento della cute (levigata e priva di impurità)». Gettonatissimo per i capelli «con impacchi contro la secchezza e come rimedio alle troppe tinture — continua Vestita —. E, pare, che usato come pediluvio favorisca il relax: in quattro/cinque litri di acqua tiepida aggiungere cinque o sei cucchiaini di olio. Rimanere in ammollo almeno venti minuti, tempo necessario per permettere alle molecole calmati di agire».

È la soluzione anche alle smagliature post-gravidanza, è un coadiuvante per i massaggi (si assorbe rapidamente e non necessita di un massaggio troppo intensivo sulla pelle) e diventa uno scrub naturale per il corpo (mischiato al sale grosso da cucina) o per le labbra (con lo zucchero di canna) . In campo medicinale ha un alto potere cicatrizzante e disinfettante. Si applica su bruciature e scottature (ideale come doposole), ma anche per curare la psoriasi, di cui riduce il senso di prurito e la conseguente desquamazione cutanea. Per il suo odore deciso, spesso è abbinato ad altre sostanze oleose più aromatiche, come la mandorla dolce o la rosa canina.

I «superpoteri» dell’olio di argan – Corriere.it.

Quella Lucania che sa di Nord – Pagina 1 | Repubblica Viaggi

Quella Lucania che sa di Nord

di Isa Grassano

A Lagopesole e dintorni, sulle tracce dell’imperatore Federico II di Svevia, che scelse questa parte della Basilicata come sua dimora. E nel castello, un affascinante percorso multimediale

«Riuscite a vedere quel giovane che strappa il pane a morsi e non fa differenza fra i compagni di corte e quelli di strada? È Federico II. Sono io». Nel buio e nel silenzio di una piccola sala, irrompe la voce dell’imperatore di Svevia, personaggio eclettico e dai molteplici interessi (governava domini molto estesi, coltivava interessi internazionali e viaggiava continuamente). E ci si lascia incantare da questo ambiente unico fatto di luci e musiche, mentre le immagini scorrono e sembra quasi che i personaggi siano davvero reali dinnanzi ai propri occhi: «ma io dicevo, questo impero perfetto ed infinito, bisogna costruirlo da vivi, qui sulla terra», aggiunge Federico, interpretato da Remo Girone. Gli fa eco, sua moglie Biancalancia (l’attrice Lorenza Indovina): «e pensavo che era stato un destino crudele tragico quello che ci aveva fatto incontrare e che forse avrei potuto aspirare ad un marito meno importante che mi stesse vicino, che scaldasse il mio letto». Questa installazione multimediale, tra storia e leggenda, fa da cuore al castello di Lagopesole (così è anche il nome del piccolo borgo che sorge ai piedi del castello ed è una frazione di Avigliano, in provincia di Potenza), l’ultimo dei baluardi voluto dall’imperatore di Svevia, in assoluto uno dei più belli e conosciuti nel sud Italia.

È con l’ausilio delle più moderne tecnologie di proiezione che inizia il racconto emozionale del mondo di Federico,lo Stupor Mundi, fatto di amori, intrighi, storia, scienze, poesia. Si resta incantati da questo grande stratega e primo legislatore dell’epoca moderna che perseguì: «non la sete di potere, ma il desiderio della perfezione». Ecco quindi la vita di corte fatta di feste, banchetti ma anche di mercati, locande e tradimenti. Il percorso (attivo tutto l’anno, dalle 9.30 alle 12.30, dalle 16 alle 18.30) inizia nella Sala della Carta geografica e della Sfera, dove, scorrendo lungo la barra della “linea del tempo”, si possono ripercorrere le gesta dell’Imperatore. 



Nella sala della Corona, si sbircia, attraverso i filmati incastonati come pietre preziose in una monumentale corona ottogonale posta al centro, la quotidianità della vita di corte, le botteghe del borgo medievale, ma anche i problemi e le aspirazioni, la sconfinata curiosità per tutto quello che c’era intorno. La Sala dei Reperti espone documenti federiciani e invita a giocare con le quattro postazioni interattive per visualizzare su schermi-silhouette i personaggi del tempo, dalla castellana allo scudiero, dal cavaliere allo speziale. 

E mentre si va di salone in salone, non si può non ammirare anche la bellezza del maniero, costruito come fortezza militare e divenuto poi una delle residenze di caccia preferite dallo Svevo, soprattutto durante la calura estiva. A pianta rettangolare, racchiuso fra quattro torri angolari, è posto in posizione collinare e domina l’intera valle, con la sua muratura di colorazione rossastra, dovuta alla pietra calcarea contente sale di ferro. 

Una volta fuori, si va alla scoperta del territorio, ad iniziare dal paese di Avigliano, famoso per aver dato i natali al giurista e politico Emanuele Gianturco (la piazza è a lui intitolata). Girovagare a piedi, dimenticando rumori e motori, tra le case del centro storico e gli antichi palazzi decorati da portali in pietra, riserva continuamente una sorpresa: un fregio, una loggia, un davanzale ingentilito da fiori, una piazzetta inaspettata. E poi piccole chiese, come quella di Santa Maria degli Angeli, con la facciata tardo barocca, o di Santa Lucia, con affreschi del Seicento.

Ma questa è anche terra di abili artigiani che mantengono vive le tradizioni. “Le mani impegnate sanno di uomini e donne felici”, come recita un vecchio adagio. Così nel laboratorio “Il Telaio”, c’è Tonina Salvatore che lavora ad un antico telaio dei primi del ‘ 900 (l’unico ancora funzionante in tutta la Basilicata), sullo stesso dove hanno messo le mani sua madre e prima sua nonna. Un intreccio di fili e trame e con movimenti rapidi e sicuri, mani e piedi perfettamente sincronizzati, Tonina dà forma a pezzi unici (copriletti, tovaglie, strofinacci). 

Lavora con ago e fili colorati e un’infinita pazienza anche Annangela Lovallo, nel laboratorio il filo di Arianna. I suoi ricami sembrano capolavori d’arte, una sorta di “pittura ad ago”. Fantasiose favole sembrano muoversi sui tessuti. Inedite miniature sono ricamate all’interno di medaglioni, gioielli così preziosi che Annangela non vuole neanche venderli: «nessun prezzo, avrebbe il giusto valore. Sono qui per farsi ammirare da tutti».

Un’altra arte è quella di fabbricare coltelli, come dimostrano alcuni documenti, forse per una propensione degli abitanti alla lotta per l’offesa e la difesa. Sono conosciuti come “balestra”, impreziositi con decorazioni in argento e ottone e, un tempo, il promesso sposo era solito regalarne una alla fidanzata, affinché potesse usarla in caso di necessità, per difendere il suo onore (per scoprire ogni segreto da vicino, c’è la coltelleria Vito Aquila).

E se la passeggiata mette un leggero languorino, i ristoranti sono pronti a soddisfare il palato con prodezze gastronomiche. Come all’osteria Gagliardi che ripropone il baccalà in decine di varianti. Ci si chiederà: come mai il baccalà è tipico di un paese di montagna? La risposta è semplice: grazie al processo di salagione, che ne consente la conservazione per lungo tempo, è stato impiegato fin da tempi lontani in luoghi anche molto distanti da quelli d’origine, ed è finito per diventare elemento essenziale della cucina popolare. Il piatto classico? “Baccalà con peperoni cruschi”, ovvero raccolti e lasciati ad essiccare al sole e poi fritti in olio bollente. Si chiamano “cruschi” per richiamare in maniera onomatopeica il suono mentre si masticano: fanno appunto croc croc. Si racconta che fossero graditi anche all’Imperatore di Svevia, così come molti altri piatti lucani, da vero buongustaio. Secondo alcune voci, pare che Federico II era solito aprire i suoi raffinati convivi, ai quali partecipavano musicisti, astrologi, romanzieri e belle donne, con una frase ad effetto: «È evidente che il Dio degli Ebrei non ha conosciuto questa natura e questa terra, altrimenti non avrebbe dato al suo popolo la Palestina come Terra Promessa…». Anche i funghi, raccolti nei vicini boschi, rappresentavano un piatto frugale ma raffinato, tanto che Federico II per cucinarli impose una sua ricetta: .

E i vicini boschi sono scenario per piacevoli passeggiate, da vivere nei silenzi dei suoi maestosi e incontaminati paesaggi, soprattutto in questo periodo, con le mille sfumature delfoliage di autunno. Faggi, pini, abeti, castagni creano un’incantevole cornice ai laghi di Monticchio (a pochi chilometri), ai piedi del cratere del Vulture, il vulcano spento. Sono il Lago Piccolo e il Lago Grande che di giorno riflettono i bagliori della natura. Sul più piccolo si specchia l’Abbazia di S. Michele, fondata dai Benedettini nel XI secolo su preesistenti grotte scavate nel tufo e abitate dai monaci basiliani. Vi si arriva attraverso un sentiero circondato da abeti bianchi (è una curiosità, di solito questo tipo di pianta dovrebbe trovarsi in vetta, oltre i 1300 metri e invece si trova in riva al lago a 700 metri). Si racconta che tra gli alberi e i cespugli si nascondano pure strane creature e folletti, come il “Monacello” detto “Scazzamauridd”, uno spiritello burlone e dispettoso dal caratteristico berretto rosso. Da queste parti sono convinti che se si riesce ad incontrarlo e a sfilargli dalla testa questo cappello, il Monacello sarà costretto a rivelare il nascondiglio di notevoli tesori. All’interno dell’abbazia, si trova anche il Museo di Storia Naturale del Vulture dove si può ammirare la Bramea, una falena notturna unica al mondo scoperta nel 1963 da un entomologo altoatesino, Fred Hartig. Lontana parente delle farfalle asiatiche, le Bramee (il cui nome è dedicato dai cercatori orientali al dio Brahma) sono diffuse dall’Etiopia al Giappone, passando per India e Cambogia ed è curioso trovarne sul Vulture.


É questa anche la zona dove ricche fonti danno vita ad acque minerali, imbottigliate nei numerosi stabilimenti, tra i quali Gaudianello. Si dice che anche il regista Mel Gibson durante il suo soggiorno lucano per girare The Passion, abbia avuto modo di assaggiare quest’acqua, rimanendo piacevolmente colpito da quel mix di bollicine e minerali. La particolarità? Qua e là in zona, l’acqua sgorga con un’effervescenza naturale dai ruscelli, così da poter fare una sana bevuta en plein air. Per brindare, invece, meglio un buon bicchiere di Aglianico del Vulture, dal caratteristico colore rosso rubino e dal gusto corposo e vellutato, che già Orazio celebrò in diverse sue opere (tante le cantine che lo producono, come Eubea, nel vicino paese di Rionero in Vulture). Un vino che come diceva Orazio invita alla saggezza. «Quid sit futurum cras, fuge quaerere», smetti di chiederti cosa sarà domani. Ed è facile pensare solo al presente quando ci si trova in quest’angolo di Basilicata, quasi a rendersi conto che il vero “stupor mundi” è tutto quello che racchiude questa terra e la sua gente.

Quella Lucania che sa di Nord – Pagina 1 | Repubblica Viaggi.

Lonely Planet’s best value travel destinations for 2014 – Lonely Planet

Lonely Planet’s best value travel destinations for 2014 - Lonely Planet

Old fortified farmhouse in Puglia, Italy. Image by Michele Galli / E+ / Getty Images.

If you’ve ever rubbed shoulders with billionaires on the Amalfi Coast or spent the weekend in Venice, you’ll know that Italy can drain travel budgets. This year, look south. Italy’s heel has arguably the best beaches in the country, hilltop towns and ancient sights. But what makes PugliaBasilicata and Calabria such good value is not just the financial side of being in this part of the country. It’s the fabulous food – cucina povera(poor man’s food), simple, tasty and cheap – and the relaxed pace of life even in peak season, coupled with good-value accommodation for all budgets.

Read more: http://www.lonelyplanet.com/travel-tips-and-articles/lonely-planets-best-value-travel-destinations-for-2014#ixzz3HoUXAt2B

Lonely Planet’s best value travel destinations for 2014 – Lonely Planet.

Best Trips 2014 — National Geographic Traveler

Best Trips 2014 -- National Geographic Traveler

Puglia, Italy

Photograph by Francesco Iacobelli, Getty Images

Where Old Ways Still Rule

Greeks and Goths, Romans and Normans, Byzantines and Venetians: All put their feet, and flags, in the heel of Italy’s boot. There, the region of Puglia stretches a strategic 250 miles along the Adriatic Sea (and 95 miles on the Ionian), making it a key connection between Italy and Europe’s east.

Today’s conquerors? The handful of cruise lines, maybe, that recently have added Puglia’s capital of Bari, once dismissed as a den of drug dealers and pickpockets, to glamorous itineraries alongside Venice and Corfu. Or the Italians who come from the north, packing Puglia’s beach-lined Salento peninsula each July and August.

But few visit Puglia beyond its most famous seaside towns, fewer still outside of the warm months. And—as proud as they are of their region’s ancient vineyards and medieval castles, cone-roofed trulli dwellings and white-sand beaches—many locals seem surprised by tourists’ attention. “If you go to Tuscany nowadays, you have to know where to go and what to do to have an off-the-beaten-path experience,” says Antonello Losito, a Bari native and the owner of tour companySouthern Visions Travel. “But Puglia is always off the beaten path.” By the time the sun sets on even the busiest summer day in Bari, cruise passengers have fled back to their buffets, and locals swell the town’s narrow streets and cobblestoned piazzas in their stead. Old men clutching canes chat in the distinctive local dialect. The scent of ragù floats through open doorways, blocked from the street only by hanging blankets. Families push strollers. Laundry flaps from windows.

Will Puglia change? Probably, someday. But not yet. For now, Puglia boasts the best of southern Italy: the pace, the traditions, the beauty. Unconquered. —Amanda Ruggeri

Travel Tips

When to Go: Visit in October or November, when summer tourists are long gone and the olive harvest is in full swing. Celebrate Carnival season in Putignano, which hosts one of Europe’s oldest and longest pre-Lenten festivals (dating back to 1394 and beginning each year on December 26).

How to Get Around: Fly into Bari or Brindisi. Once in Puglia, travel the region aboard the national and semiprivate trains that run along the coast and into the interior.

Where to Stay: With its ancient tower and fortified whitewashed walls, upscaleMasseria Torre Coccaro appears to be more fortress than farmhouse. Set among olive groves and almond trees, the seaside boutique hotel has 39 luxurious rooms and suites appointed with antiques. Breakfast is included, and there’s an onsite cooking school and a shuttle to the nearby beach club (and the hotel’s private yacht). Tower suites have the best Adriatic Sea views, and the Orange Grove Suite (a whitewashed hideaway built inside an ancient cave) with outdoor private terrace and pool is the most secluded.

Where to Eat or Drink: Pizzeria Enzo e Ciro is a no-frills Bari favorite for its thin-crust pies baked in a traditional wood-fired oven. Eat in (if tables aren’t available, there’s a stand-up counter at the back of the restaurant) or take out a whole classic pizza topped with buffalo mozzarella, tomato, and basil. Or choose from a lengthy list of topping options, including Nutella, bacon, and housemadestracciatella, Puglia’s own rich and tangy cheese made from strands of mozzarella soaked in heavy cream.

What to Buy: Shop for traditional Salentine crafts—cartapesta (papier-mâché) figurines, marsh-reed baskets, Leccese stone carvings, and wrought-iron candlesticks—at the city-run Mostra Permanente dell’Artigianato Salentino(Consortium of Craftsman of Lecce) in Lecce and at Terrarossa in Nardò.

Cultural Tip: When in doubt, smile and say prego. The multitasking word has multiple meanings, including “You’re welcome,” in response to grazie; “You’re welcome to” or “Please do,” as an invitation to do something; “Can I help you?” or “What would you like to order?”; and “Go ahead” or “Help yourself.”

What to Read or Watch Before You Go: While not set in Puglia, E.M. Forster’sRoom With a View and Giuseppe di Lampedusa’s Leopard are timeless introductions to Italian life and culture.

Helpful Link: Puglia Tourism

Fun Fact: Alberobello in southern Puglia is the city of fanciful trulli, which are clustered in a settlement dating back to the mid-14th century. The fairytale landscape, a UNESCO World Heritage site, includes several trulli restored asvacation rentals.

Insider Tip From Amanda Ruggeri: For the best of authentic Puglia, stay at amasseria, a working farmhouse that’s traditionally been fortified against attacks by pirates or Turks (a serious local issue until the 19th century!). Bonus: Masseriethat are B&Bs often also serve up home-cooked meals from their own produce.

Explore the hidden gems of Puglia on a National Geographic Expedition to southern Italy. >>

Best Trips 2014 — National Geographic Traveler.

Italy’s magical Puglia region | New York Post

Italy’s magical Puglia region | New York Post

If your doctor has ever told you about the healing power of wine, head to the heel.

We’re talking about Puglia, the region jutting out at the heel of Italy’s boot, nestled between the Adriatic and Ionian Seas.

Puglia is a little more rustic than other parts of Italy. Its major cities like Bari, Lecce and Trani are a lot smaller and less trafficked by tourists than, say, Milan or Venice.

But what you can sample, instead, are some quality, inexpensive wines (most are less than 20 euros), in the country’s third biggest wine-producing region, which boasts about 30 different indigenous grapes.

There are big and small wineries operated by friendly Italians that are free and open to the grape-guzzling public (although one should call before stopping by, they all advise).

In San Pancrazio Salentino is the Tenute Mater Domini winery, which opened in 2003 and offers an array of reds, whites and rosés, our favorite being the Casili — red wine that is 95 percent Negroamaro, one of the most popular local grapes.

After lunch in Lecce — try Persone, an underground restaurant, bar and B&B in a former synagogue that offers a buffet of pastas, vegetables and salumi at extremely reasonable prices — the effects of the alcohol you drank might have worn off.

We suggest getting your buzz back at Leone de Castris, one of the oldest wineries in Puglia (it dates back to 1665), which is also the first winery to use the Negroamaro to make a rosé. Called Five Roses, it’s 90 percent Negroamaro, 10 percent Black Malvasia grapes.

Unlike many others in Puglia, this winery is decked out with portraits and busts of former owners, and on the second floor of the building they’ve adorned their tasting room with old wine presses. After giving their Five Roses a sip, we recommend the Salice Salentino 2009 Riserva, an almost smoky red (also a 90/10 split of Negroamaro and Black Malvasia) with hints of blackberry, black cherries, basil and spice.

And there are other rosés worth trying. Mottura, a winery in a 19th-century country house, offers a pink rosé one of their Le Pitre brand wines, which has nice fruitiness (a little strawberry? a little cherry?) and crispness.

Of course, Puglian wine is not all Negroamaro. At the Vigne & Vini winery there are some excellent Primitivo wines (Primitivo being a genetic clone of the Zinfandel). Their Moi Primitivo Puglia has, along with its red fruit, hints of plum jam and licorice.

Some of the wineries are bigger and more grandiose than others, and one definitely gets a sense of the vastness of these (and just how big an industry wine is) walking amongst the 1,000 or so oak barrels in Bocca di Lupo’s cask room. Bocca di Lupo (“mouth of the wolf”) is one of two estates that the wine producer Tormaresca has, and the one in Puglia is in the Castel Del Monte region. Try their Aglianico, a black grape, originally from Greece, which yields a rich, peppery, nicely acidic red wine.

Hopping from winery to winery, one sees how lush the landscape is; the fields are crammed with vineyards and olive trees. One of the best ways to take this all in is to spend your days at one of the country farmhouses known as masserias.

Masseria Potenti (from 160 euros) is a 12-suite compound deep in a green, rustic area near Taranto in the middle of the region (but not so rustic that it didn’t have a swimming pool).

In Trani, Corteinfiore (from 70 euros) is both a six-room hotel and a restaurant, offering excellent pastas and seafood.

And don’t miss the Rivera winery, which is run by the president of the Puglia wine consortium, Sebastiano de Corato, whose grandfather started the winery 60 years ago. Take a sip of the Puer Apuliae, a rich, Nero di Troia red wine, or the Cappellaccio, an Aglianico, and you’ll be knocked off your heels.

Italy’s magical Puglia region | New York Post.