Italy’s magical Puglia region | New York Post

Italy’s magical Puglia region | New York Post

If your doctor has ever told you about the healing power of wine, head to the heel.

We’re talking about Puglia, the region jutting out at the heel of Italy’s boot, nestled between the Adriatic and Ionian Seas.

Puglia is a little more rustic than other parts of Italy. Its major cities like Bari, Lecce and Trani are a lot smaller and less trafficked by tourists than, say, Milan or Venice.

But what you can sample, instead, are some quality, inexpensive wines (most are less than 20 euros), in the country’s third biggest wine-producing region, which boasts about 30 different indigenous grapes.

There are big and small wineries operated by friendly Italians that are free and open to the grape-guzzling public (although one should call before stopping by, they all advise).

In San Pancrazio Salentino is the Tenute Mater Domini winery, which opened in 2003 and offers an array of reds, whites and rosés, our favorite being the Casili — red wine that is 95 percent Negroamaro, one of the most popular local grapes.

After lunch in Lecce — try Persone, an underground restaurant, bar and B&B in a former synagogue that offers a buffet of pastas, vegetables and salumi at extremely reasonable prices — the effects of the alcohol you drank might have worn off.

We suggest getting your buzz back at Leone de Castris, one of the oldest wineries in Puglia (it dates back to 1665), which is also the first winery to use the Negroamaro to make a rosé. Called Five Roses, it’s 90 percent Negroamaro, 10 percent Black Malvasia grapes.

Unlike many others in Puglia, this winery is decked out with portraits and busts of former owners, and on the second floor of the building they’ve adorned their tasting room with old wine presses. After giving their Five Roses a sip, we recommend the Salice Salentino 2009 Riserva, an almost smoky red (also a 90/10 split of Negroamaro and Black Malvasia) with hints of blackberry, black cherries, basil and spice.

And there are other rosés worth trying. Mottura, a winery in a 19th-century country house, offers a pink rosé one of their Le Pitre brand wines, which has nice fruitiness (a little strawberry? a little cherry?) and crispness.

Of course, Puglian wine is not all Negroamaro. At the Vigne & Vini winery there are some excellent Primitivo wines (Primitivo being a genetic clone of the Zinfandel). Their Moi Primitivo Puglia has, along with its red fruit, hints of plum jam and licorice.

Some of the wineries are bigger and more grandiose than others, and one definitely gets a sense of the vastness of these (and just how big an industry wine is) walking amongst the 1,000 or so oak barrels in Bocca di Lupo’s cask room. Bocca di Lupo (“mouth of the wolf”) is one of two estates that the wine producer Tormaresca has, and the one in Puglia is in the Castel Del Monte region. Try their Aglianico, a black grape, originally from Greece, which yields a rich, peppery, nicely acidic red wine.

Hopping from winery to winery, one sees how lush the landscape is; the fields are crammed with vineyards and olive trees. One of the best ways to take this all in is to spend your days at one of the country farmhouses known as masserias.

Masseria Potenti (from 160 euros) is a 12-suite compound deep in a green, rustic area near Taranto in the middle of the region (but not so rustic that it didn’t have a swimming pool).

In Trani, Corteinfiore (from 70 euros) is both a six-room hotel and a restaurant, offering excellent pastas and seafood.

And don’t miss the Rivera winery, which is run by the president of the Puglia wine consortium, Sebastiano de Corato, whose grandfather started the winery 60 years ago. Take a sip of the Puer Apuliae, a rich, Nero di Troia red wine, or the Cappellaccio, an Aglianico, and you’ll be knocked off your heels.

Italy’s magical Puglia region | New York Post.

Olio d’oliva, arriva il test anti-contraffazione per l’extravergine – Repubblica.it

ROMA – Un nuovo metodo antifrode per testare l’olio extravergine di oliva in modo più economico e veloce rispetto alle pratiche esistenti tanto che, in prospettiva, potrebbe essere usato direttamente nei punti vendita. A idearlo è stato un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa coordinato da Valentina Domenici e composto da Donatella Ancora, Mario Cifelli, Carlo Alberto Veracini, Maurizio Zandomeneghi e Andrea Serani dell’oleificio Salov di Massarosa in provincia di Lucca.

Il metodo che quantifica i pigmenti. Lo studio che ha portato alla messa a punto della nuova metodologia è durato circa quattro anni, durante i quali sono state fatte ricerche sia sull’invecchiamento sia sui trattamenti termici a cui può essere sottoposto l’olio di oliva. I risultati sono stati appena pubblicati sul Journal of Agricoltural and Food Chemistry. “Il nostro metodo – ci spiega Valentina Domenici – permette di quantificare la concentrazione dei quattro pigmenti principali dell’olio: luteina, feofitina-a e feofitina-b (entrambi derivati della clorofilla) e beta carotene. Ecco come funziona: si prende una piccola quantità d’olio direttamente dalla bottiglia e la si mette in un recipiente di quarzo. In appena un minuto e mezzo viene registrato uno spettro di assorbimento della regione UV-visibile che assume una forma caratteristica e fa subito capire se l’olio è stato contraffatto o meno. Lo spettro è contraddistinto infatti dai 4 pigmenti che abbiamo elencato prima. Questa tecnica prima veniva usata solo in modo qualitativo, ossia per capire se i pigmenti erano presenti. Con pochi e semplici passaggi, noi siamo riusciti ad elaborare la quantità dei pigmenti. Perché è la quantità che determina la forma dello spettro e fa comprendere di conseguenza la qualità dell’olio. La nostra è una tecnica molto valida proprio per smascherare gli oli miscelati”.

I pigmenti infatti, pur rappresentando solo il 2% del totale dei composti presenti nell’olio, sono fondamentali per testarne le qualità organolettiche e rivelare le principali frodi e manipolazioni a cui può esser stato sottoposto. I casi più comuni di contraffazione sono il miscelamento con olio di semi di girasole, la cattiva conservazione in condizioni non ottimali di luce, calore e odori, e il riscaldamento, che di solito viene usato per eliminare quelle sostanze volatili che determinano un odore e un sapore sgradevole dell’olio stesso. “In tutti questi casi – aggiunge Domenici – la curva dello spettro che si ottiene cambia sostanzialmente e diventa una spia che svela la frode. Bastano pochi minuti e si ha già il responso, mentre utilizzando le metodologie più costose, le uniche ancora contemplate dai regolamenti dell’Unione europea, ci vogliono in media uno o due giorni di lavoro in laboratori specializzati”.

“Proseguiamo lo studio in collaborazione con Salov per migliorare la tecnica – conclude la ricercatrice – ed è probabile che poi ne esca fuori un brevetto”.

Un sistema dunque più rapido, ma altrettanto efficace, rispetto ad esempio a quello elaborato dall’Università della Calabria, che si basa sulla metodologia della risonanza magnetica e che rappresentò, a febbraio scorso, la prima forte risposta al clamore e all’indignazione suscitato negli Usa dal servizio a fumetti del New York Times sulle truffe dell’extravergine in Italia e intitolato “Il suicidio dell’olio italiano”.

Leggi anche: Olio d’oliva, mai più etichette anonime nei ristoranti

2014, anno nero per le olive. Intanto la Coldiretti scatta una fotografia drammatica sulla campagna olivicola in via di conclusione nel nostro Paese, fortemente penalizzata dall’anomalo andamento climatico e dall’attacco di fitopatie che, mai come quest’anno, hanno compromesso i raccolti. L’associazione degli agricoltori ha calcolato infatti per il 2014 un calo della produzione nazionale del 30%, pari a 300mila tonnellate. A risentirne maggiormente sarà il Centro-Nord, con cali del raccolto tra il 35 e il 50 per cento. Anche al Sud la situazione è difficile sia in Calabria che in Puglia, che è la principale regione di produzione. Il Salento avrà il calo più sensibile ma significative riduzioni si rilevano anche in alcune aree della zona di Monopoli e del Gargano, colpite da eventi meteo eccezionali, e nel Nord del barese.

Non va meglio, secondo Coldiretti, la situazione anche negli altri paesi europei produttori di olio di oliva, come la Spagna, che mantiene la leadership mondiale con circa un milione di tonnellate, ma che vedrà dimezzata la produzione. “Con questo scenario – spiega l’associazione dei coltivatori diretti – il mercato europeo dell’olio di oliva, con consumi stimati attorno a 1,85 milioni di tonnellate, rischia di essere invaso dalle produzioni provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente che non sempre hanno gli stessi requisiti qualitativi e di sicurezza. Un rischio che riguarda soprattutto l’Italia, che è il principale importatore mondiale di olio per un quantitativo pari a 460mila tonnellate”.

Neve carbonica per estrarre l’olio. Proprio allo scopo di aumentare la resa delle olive, un altro gruppo di ricercatori sempre dell’Università di Pisa, ma questa volta del Dipartimento di Scienze Agrarie, ha messo a punto un innovativo brevetto che consente di estrarre l’extravergine di oliva con la “neve carbonica”, ossia con l’anidride carbonica allo stato solido. “I vantaggi – spiega il team di ricercatori coordinati da Gianpaolo Andrich – sono molti: una maggiore resa (In media il 9% in più, ossia 17,4 Kg di prodotto invece di 16 per quintale di olive), una migliore qualità nutrizionale dell’olio (che ad esempio contiene in medi ail 6% in più di vitamina E) e una più alta resistenza ai processi ossidativi, tanto che l’olio così ottenuto può essere conservato più a lungo di quello ricavato utilizzando le tecnologie convenzionali”.

Ma come funziona il sistema? “In pratica si addiziona l’anidride carbonica allo stato solido alle olive prima della frangitura – spiega Andrich – . La neve carbonica provoca il congelamento dell’acqua presente all’interno dei frutti e la formazione di cristalli di ghiaccio, che a loro volta determinano il collasso della struttura cellulare della polpa, facilitando la fuoriuscita delle sostanze e il loro trasferimento nell’olio, che si arricchisce così in metaboliti cellulari ad elevato valore biologico”.

Ma c’è anche un altro vantaggio, non meno importante: “L’aumento della resa – conclude Andrich -rende infatti economicamente sostenibile una raccolta precoce delle olive, che essendo meno mature saranno più ricche in acqua e in componenti bioattivi limitando i danni derivanti dagli attacchi della mosca dell’olivo, che condizionano sensibilmente sia la resa che la qualità dell’olio prodotto”.
TagsArgomenti:test anti-contraffazione olio olivaolio extravergine oliva

Olio d’oliva, il Parlamento approva il tappo antirabbocco. Basta bottiglie anonime nei ristoranti – Repubblica.it

 

ROMA – La legge comunitaria 2013 bis appena approvata dal Parlamento, oltre a innalzare dal 12 al 20% la percentuale minima di succo d’arancia nelle bibite, introduce anche l’obbligo del tappo antirabbocco per i contenitori di olio extra vergine di oliva serviti in tutti i pubblici esercizi. Sulle tavole di bar, ristoranti e trattoriel’olio extravergine di oliva potrà dunque essere servito solo in bottiglie dotate di tappo antiriempimento e dotate di etichetta, in modo da evitare allungamenti o riempiture con prodotti di qualità inferiore. Con grande piacere dei consumatori e forse, qualche malumore dei ristoratori, potremo dire dunque addio ai flaconi di vetro o plastica trasparenti, senza etichetta, contenenti un prodotto proveniente chissà da dove e fatto chissà in che modo.


La legge prevede anche sanzioni per chi non userà oliere con tappo antirabbocco che vanno da mille a 8mila euro e la confisca del prodotto. Il comma 2 dell’articolo 7 impone ai ristorantori di presentare l’olio in bottiglie etichettate: “Gli oli di oliva vergini proposti in confezioni nei pubblici esercizi – recita la norma – fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, devono essere presentati in contenitori etichettati conformemente alla normativa vigente, forniti di idoneo dispositivo di chiusura in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata e provvisti di un sistema di protezione che non ne permetta il riutilizzo dopo l’esaurimento del contenuto originale indicato nell’etichetta”. 

Qualora il prodotto proposto ai clienti sia una miscela di oli comunitari, ossia provenienti da uno o più Stati, l’etichetta dovrà avere anche una più accentuata rilevanza cromatica, così da mettere in guardia il consumatore sulla diversa qualità e composizione merceologica del prodotto. 

“Lo stop alle oliere truccate nei locali pubblici – commenta la Coldiretti – salvaguarda un prodotto base della dieta mediterranea come l’olio di oliva, che offre un contributo determinante alla salute dei cittadini e rappresenta una realtà produttiva da primato nazionale”.

Anche la Cia-Confederazione italiana agricoltori esprime soddisfazione: “Una bottiglia d’olio extravergine su 6 in Italia finisce sui tavoli di trattorie, ristoranti e bar – spiega la Cia – ed è necessario chiarirne l’origine, per garantire chiarezza e trasparenza ai cittadini e per tutelare i produttori da falsi e sofisticazioni che scippano ogni anno al made in Italy agroalimentare 1,1 miliardi di euro. Con questa misura – ricorda la Cia – si mette fine alle oliere anonime spesso riempite chissà quante volte, magari spacciando per extravergine un prodotto di basso livello. Finalmente viene garantita qualità, autenticità e origine dell’olio messo a disposizione del consumatore finale, ma si protegge anche la sua salute”.

Olio d’oliva, il Parlamento approva il tappo antirabbocco. Basta bottiglie anonime nei ristoranti – Repubblica.it.

La Stampa – L’extravergine d’oliva contro il cancro al colon

La Stampa - L’extravergine d’oliva contro il cancro al colon

LM&SDP

L’olio extravergine d’oliva previene il cancro al colon. Questo quanto emerso da uno studio condotto dall’Università Campus Bio-Medico di Roma e dall’Università degli Studi di Teramo, in collaborazione con l’Università degli Studi di Camerino e con il Karolinska Institutet di Stoccolma. Uno studio che conferma nuovamente le virtù salutari di uno dei condimenti più famosi e tipici della dieta mediterranea da più di 60 secoli.
Che poi l’olio extravergine d’oliva fosse un alimento di valore per ridurre l’incidenza di numerose neoplasie era già stato suggerito da diverse ricerche. Tuttavia, non erano ancora chiari i meccanismi alla base di questa benefica azione.

Questa nuova ricerca ora ha fatto luce proprio su questi meccanismo. Lo studio condotto dal prof. Mauro Maccarrone, docente di Biochimica presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, e dal dr. Claudio D’Addario, ricercatore in Biologia Molecolare presso l’Università degli Studi di Teramo, ha rivelato ora, su basi scientificamente fondate, il meccanismo grazie al qualel’olio riduce il rischio di sviluppare il cancro del colon. I risultati della ricerca sono appena stati pubblicati sulla rivista internazionale Journal of Nutritional Biochemistry. Questi mostrano come l’olio extravergine di oliva sia in grado di aumentare l’espressione del gene oncosoppressore CNR1. Quest’ultimo, a sua volta, esprime un recettore molto importante per la salute del nostro organismo, perché è in grado di regolare i meccanismi all’origine delle alterazioni dei geni sensibili ai fattori ambientali, come la dieta.

Quanto ottenuto dai ricercatori certifica che adeguate quantità di olio extravergine d’oliva nell’alimentazione siano importanti per ridurre le alterazioni genetiche legate allo stile alimentare – meglio poi se al condimento si abbinano altri nutraceutici, ossia cibi con particolari proprietà benefiche.
«Il nostro studio – sottolinea il prof. Maccarrone – rafforza la fiducia nel fatto che una dieta appropriata possa aiutare a prevenire i tumori, ma anche altre patologie diffuse, come i disturbi neurologici, l’obesità e il diabete. I risultati hanno profonde implicazioni anche per l’impostazione di studi futuri. Dimostrano infatti che i cambiamenti epigenetici, ovvero quelli derivanti da fattori ambientali e, dunque, dall’alimentazione, sono potenzialmente reversibili».

Un risultato che dovrebbe indurre a riscoprire la validità a tavola gli alimenti tipici della dieta mediterranea, specialmente nei Paesi occidentali. Un’arma naturale dunque in grado di ridurre l’incidenza del cancro, in modo particolare quello del colon-retto, che si trova al secondo posto dopo quello alla mammella nella donna, e al terzo dopo quello di polmone e prostata, nell’uomo. Una neoplasia che secondo le stime in Italia colpisce circa 40mila donne e 70mila uomini ogni anno (dati AIRC).
Benvenuto dunque olio extravergine di oliva sulle tavole di tutti coloro che tengono alla loro salute.

La Stampa – L’extravergine d’oliva contro il cancro al colon.

In Salento col Giudice Mastrangelo

In Salento col Giudice Mastrangelo

Sembra essere una tendenza ricorrente quella di scegliere, per le riprese delle fiction nostrane, ambientazioni affascinanti, spesso molto ‘turistiche’ e riconoscibili a quanti amino passare le proprie vacanze nelle località marittime e montane più belle e famose. I motivi spesso sono economici e produttivi, in primis, per i contributi delle Film Commission delle diverse regioni italiane.

Leggi anche: IL SALENTO IN 10 MOSSE, RIGOROSAMENTE SLOW

Una delle più attive, negli ultimi anni, è stata sicuramente quella pugliese, impossibile quindi non avere una serie tv che mostrasse le meravigliose spiagge delle coste adriatica e ionica del nostro ineguagliabile ‘tallone’ nazionale. Il Giudice Mastrangelo, in qualche maniera, ovvia a questa mancanza, nonostante le sue sole dieci puntate divise in due serie (andate in onda da dicembre 2005 a gennaio 2006 e poi nel maggio 2007).

Leggi anche: 10 BUONI MOTIVI PER SCOPRIRE IL SALENTO

Nella fiction, è Diego Abatantuono il procuratore protagonista, di nuovo in Salento dopo anni di attività al Nord. Un ritorno alle proprie radici che abbiamo visto in prodotti e personaggi analoghi (il Giovane Montalbano, tanto per fare un esempio) e che qui si colora di simpatici caratteristi e di scenografie irresistibili. E che, come per il collega siciliano, è affiancato da bellezze muliebri altrettanto irresistibili che hanno il nome di Amanda Sandrelli – per la prima serie – e  Alessia Marcuzzi per la seconda, e per ora ultima.

FOTO: SALENTO, TERRA DA SCOPRIRE

Il progetto di una terza annata, diretta ancora da Enrico Oldoini, si è purtroppo arenato per i bassi ascolti raggiunti dalla fiction, ma la speranza è l’ultima a morire… Per due anni, in compenso, l’attività della produzione e dello stesso regista – un fan dichiarato della zona del leccese e dintorni – ci ha regalato un vero e proprio prolungato spot delle meraviglie ambientali e culturali che gli amanti del Salento già sicuramente conoscono bene.

Leggi anche: LA PIETRA GENTILE DI LECCE

Per quanti, invece, ancora non avessero avuto la fortuna di superare il confine della regione – e addentrarvisi alla scoperta delle splendide spiagge, la cucina creativa e le radici artistiche, storiche e musicali che in molti le invidiano – o il piacere di seguire le vicende del Giudice Mastrangelo, sarà facile stilare un breve vademecum da tenere a mente come consiglio sulle location più interessanti o più sfruttate dal piccolo schermo dalle quali iniziare…

Leggi anche: LECCE E DINTORNI, MERAVIGLIE DA SCOPRIRE

Lecce, ovviamente, la fa da padrone. E merita di essere il punto di partenza di un tour enogastronomico che non può fare a meno di dedicare qualche minuto alla visita ammirata del celebre Duomo. Un giro della città e una sosta serale permetteranno di provare (e se volete un consiglio, magari da ‘Nonna Tetti’…) gli imperdibili Ciceri e Tria o le orecchiette nei loro diversi stili, ma anche le municeddhe, la Fracaja e loscapece, oltre alle classiche puccie e pitte o ai dolcissimi pasticciotti.

Ma tra Lecce e Otranto, tra Adriatico e Ionio, sarà bene avere qualche giorno libero a disposizione per vedere dal vivo il Palazzo di Giustizia dal quale il magistrato Abatantuono opera in tv, ovvero il Palazzo del Principe di Muro Leccese (a 25 Km dal capolouogo, vicino a Maglie), sede del locale museo sotto al quale è stata rinvenuta una strada ed edifici di epoca messapica.

Leggi anche: SALENTO DOVE AMMIRARE LE PIU’ BELLE ORCHIDEE

Spostandosi verso il mare, alla ricerca della casa della famiglia Mastrangelo, si scende a sud fino a giungere a Castro, nei pressi di Leuca. Tra qui e Santa Cesarea Terme sono state ambientate le prime puntate della serie, con ‘sortite’ verso Gagliano del Capo (il cui ponte del Ciolo spicca nell’episodio del suicidio ‘Sotto il ponte’) e soprattutto lungo la litoranea, fino a raggiungere la splendida grotta della Zinzulusa di Castro Marina, “Perla del mar Adriatico” sfruttata anche per riprese cittadine nel centro storico del paese (e utile per le interessanti pescherie e friggitorie con affaccio sul mare).

Leggi anche: CITTA’ E BORGHI DA SCOPRIRE NEL SALENTO

Specchia, Gallipoli, Maglie e le intere province del Salento sono però opzioni ottime per delle variazioni sul tema. Magari ispirate proprio dalla fiction mediaset, particolarmente rispettosa delle attrazioni e dell’offerta turistica di questi luoghi. Un taglio particolarmente apprezzato dagli abitanti e dai visitatori e che differenzia il Giudice Mastrangelo da altri prodotti televisivi nazionali meno attenti a far risaltare le location utilizzate per le riprese…

In Salento col Giudice Mastrangelo.

La Stampa – Salentoshire, il turismo balneare made in Puglia

La Stampa – Salentoshire, il turismo balneare made in Puglia.

ALESSIA LAUDATI (NEXTA)

Salento : sule, mare e jentu. Recita così una celebre canzone di Après la classe, gruppo indie-rock originario di Lecce . Versi che, attraverso la musica, magnificano la bellezza del mare, la semplicità di uno stile di vita genuino ed il calore della gente locale. Negli ultimi anni la località balneare sta cambiando decisamente volto.

Leggi anche: SALENTO IN 10 MOSSE, RIGOROSAMENTE “SLOW” 

Benvenuti all’interno del brand Puglia, una vera e propria macchina dei sogni che, nella sola Gallipoli durante il mese di agosto, ha registrato un picco di presenze: 60.000 persone al giorno in più rispetto alla popolazione abitudinaria in base ai dati forniti dall’amministrazione locale. Secondo Pugliapromozione, inoltre, i turisti austriaci sono cresciuti del 30%, i francesi del 14%, gli irlandesi del 60%, i tedeschi del 7%, gli statunitensi del 15% e i canadesi del 10%.

Leggi anche: 10 BUONI MOTIVI PER SCOPRIRE IL SALENTO 
Boom di presenze straniere a fronte di un’offerta crescente di divertimento a tutte le ore a prezzi contenuti. Due trend che contribuiscono a profilare il turismo balneare della località balneare in due segmenti. Da una parte, i giovani tra i 18 e i 30 anni che, nei lidi di Gallipoli , riscoprono il piacere del divertimento di massa concentrato nelle ore notturne. Dall’altra, gli stranieri benestanti, interessati a scoprire ed a sperimentare le tradizioni culturali locali (il cosiddetto Salentoshire).

FOTO: SALENTO, TERRA DA SCOPRIRE 
Chi guardava al Chianti come meta esclusiva per vivere esperienze di connotazione “slow” adesso punta decisamente al Salento. Destinazioni predilette dei “radical chic” di mezzo mondo sono diventate così le storiche masserie e gli antichi trulli , restaurati nel rispetto dello stile tradizionale per soddisfare le aspettative di visitatori esigenti ed in cerca di valori autentici. E mentre il mare salentino sembra cambiare volto, assumendo nuove identità, la vera sfida sembra essere ormai quella di sfruttare il turismo per arricchire il territorio anziché impoverirlo.

Un flacone di profumo? No, extravergine di oliva, griffatissimo, made in Puglia – Corriere.it

  27 giugno 2014 di Paola Moscardino A guardarlo imbottigliato, sembra più eau de parfum. Invece è olio. Extravergine d’oliva, ovviamente. E dei più pregiati. Si chiama Historie d’O, è targato Hermès, ma a parte l’etichetta è produzione italiana 100%. C’è la versione base, con olive selezionate raccolte direttamente dall’albero e spremute a freddo; e la variante extralusso, con particelle di […]